venerdì, 11 dicembre 2009

CARNEADE-GUIDOTTO chi era costui?

Post n°1302 pubblicato il 11 Dicembre 2009 da vocedimegaride
 

 

CARNEADE...CHI ERA COSTUI?

Ecco cosa ci dice Wikipedia:

 Carneade di Cirene (214 a.C. - 120 a.C.) è stato un filosofo greco antico della corrente degli scettici.Originario del nord dell'Africa e figura considerata minore fra i filosofi del suo tempo, è ricordato tuttavia come oratore appassionato (si dice dimenticasse di cibarsi per preparare i suoi lunghi discorsi tenuti in pubbliche piazze) e sottile dialettico.
Nel 155 a.C. Carneade fece parte, con Critolao e Diogene di Babilonia, della celebre ambasceria inviata a Roma dagli Ateniesi multati per aver saccheggiato Oropo; qui riscosse successo argomentando, in due giorni successivi, a favore e contro l'esistenza di una legge naturale universalmente valida. Le sue argomentazioni scettiche sulla giustizia scandalizzarono e sconvolsero gli ambienti della cultura conservatrice di Roma: egli affermava che se i Romani avessero voluto essere giusti avrebbero dovuto restituire i loro possessi agli altri e andarsene, ma in tal caso sarebbero stati stolti. In questo modo arrivò alla conclusione che saggezza e giustizia non andassero d'accordo.
« ...ed espose tale tesi: tutti i popoli dominatori, innanzitutto i Romani capi del mondo, se avessero voluto essere giusti con il rendere le altrui proprietà, avrebbero dovuto ritornare come poveri alla vita nelle capanne »
(Cicerone, De re publica, 3,21)

 

Enzo Guidotto...chi è costui?

E un Commercialista assurto a professore dell'antimafia, avendo particolari attitudini didattiche; dal Veneto è sceso in missione speciale in Sicilia per trarne ispirazione ai suoi libri sulla mafia. Collaborò con la precedente legislatura (2001-2007) con la commissione parlamentare d'inchiesta. Pervaso dal demone della docenza  di piazza ad ogni costo, è intervenuto sul sito http://www.Cuntrastamu.org a chiosare l'intervista di Gioacchino Basile, ad indicargli  errori ed intemperanze espositive, a correggere espressioni colorite, a  negare malamente fatti e circostanze, a dire e non dire; e tra le cose che dice, in ogni riga, c'è LA CONFERMA che Gioacchino Basile HA DETTO IL VERO e non è ammalato di amnesia; Basile è nel giusto, dato che perfino lui riconosceva giusta la sua ipotesi e lo incoraggiava a continuare, ma lo invitava a "ridimensionare" le accuse che muoveva a destra e a manca, SOPRATTUTTO A MANCA.

La contraddizione della sua replica consiste proprio in questo:riconoscere come valide le ipotesi di Gioacchino Basile e CHIEDERE POI DI IGNORARLO, semplicemente perchè la petizione a suo favore,  per essere audito dalla commissione antimafia, è stata promossa niente-popò-di meno-che dal medico di Bruno Contrada e perfino firmata dalla sorella dello stesso, Ida.

 https://petitiononline.securesites.com/nov2009/

Ma non si vergogna il professore dei miei stivali? Perché le associazioni sedicenti antimafiose hanno lasciato solo un sindacalista che lottava contro la mafia, che accusava senza paura ministri e magistrati facendo nomi e cognomi, un eroe solitario che venne espulso sia dal sindacato CGIL di cui era rappresentante in Fincantieri a Palermo, che dal PCI in cui era iscritto? 

Certi soggetti non meritano davvero considerazione e non si capisce in base a quali meriti si arroghino il diritto di "insegnare" ai giovani cosa sia l'antimafia e dire a loro che il DIRITTO è parziale; va bene per alcuni cittadini MA PER ALTRI NO.

 Si permette il professore di menzionare Contrada, come quasi tutti gli imbecilli sedicenti antimafiosi che di Contrada NULLA CONOSCONOe meno che mai gli atti processuali, dai quali e' lampante che NULLA HA COMMESSO ed è stato condannato senza tener conto delle testimonianze a favore, senza dargli il diritto di denunciare i suoi calunniatori, senza dargli il diritto di un riesame del suo processo in una sede DIVERSA da quella che lo condannò.

 Ma che civiltà è mai questa? Di che antimafia parliamo? Di quella che nomina Ciancimino Junior il suo nuovo eroe? Di quella che pende dalle labbra di sputazza-Spatuzza? Di quella che pende dai coglioni di gente che censura il dissenso, tacita la dialettica civile, banna la democratica partecipazione al dialogo costruttivo solo perchè non aderente al proprio pensiero? Di quella che non discute sulle dichiarazioni del Magistrato "pentito" Olindo Canali ed anzi le ignora con sfacciata omertà, dato che Canali dice che l'omicidio Alfano non fu omicidio di mafia? Di qule antimafia parliamo? Di quella che si scanna per  dividere IL BOTTINO, immeritato, dei lauti contributi statali?

Sono questi i paladini dell'antimafia a cui i giovani si affidano, pensando di avere a che fare con gente intellettualmente onesta? E come si fa a dire: "l'ipotesi di Gioacchino Basile merita di essere vagliata" e poi dire "ignoratelo insieme a chi ha promosso la petizione (giusta) a suo favore"? 

COME SI FA ad essere così meschini, piccoli, ipocriti, parziali, faziosi, limitati e disonesti intellettualmente?

Ben felici di essere ignorati da un ignorante che si fregia del titolo di professore. L'ennesimo "Piemontese" colonizzatore e sfruttatore delle tragedie del Sud, come la mafia. L'antimafia fatela insegnare a Gioacchino Basile che l'ha studiata sulla sua pelle, ha pagato col lavoro, con l'esilio, con l'attività bruciata della moglie, con la famiglia, ma una cosa gli resta: LA DIGNITA', la stessa dignità che ha il vostro "criminale per eccellenza" Bruno Contrada, il cui reato non si sa ancora in cosa consista, un crimine inventato dai giudici e non presente nel nostro ordinamento giudiziario, uno che chiamate criminale a dispetto dei criminali che il 20 luglio, a cadavere di Borsellino ancora caldo, archiviarono l'inchiesta mafia, politici, appalti, portata avanti da Falcone e in gran segreto da Borsellino (che non si fidava dei suoi colleghi della procura)? Ricordate il discorso della Boccassini ai funerali di Falcone? Accusò  magistrati e uomini del PCI che l'avevano linciato moralmente e lasciato solo.  Falcone,  a proposito, voleva la separazione delle carriere!! Stessa cosa state facendo con Basile, luridi teorici dei miei stivali. Basile può solo insegnarvi ad essere uomini con le palle, dato che gente come voi non ne ha; fa illazioni, dice mezze parole, dice e non dice, tira la pietra e nasconde la mano, mente perfino a se stesso, negando IL DIRITTO! Siete la negazione della verità, della giustizia, della civiltà, della democrazia!

Un' ANOMALIA DEL DIRITTO anche quella che consente al  castigatore supermagistrato di turno (che sa fare i calcoli acrobatici come il Prof.Commercialista, ottenendo dalla somma di tanti zeri un totale di 100)  di dire che un uomo di 8o anni gravemente malato e appena operato al cuore, con postumi di ictus ed altre malattie gravissime, possa essere ancora pericoloso, nonostante le informative della Questura!! Ma che se ne farebbe la mafia di un rottame umano come Contrada...ce lo spiegate illustri togati del diritto parziale? Contrada è stato il "testatore" della tenuta del sistema di utilizzo dei pentiti. Lo sanno anche le pietre che Contrada è innocente ma non possono tornare indietro e agli imbecilli del'antimafia sedicente e mafieggiante che lo accusano, basterebbe leggere (se sapessero leggere) gli atti processuali.

 Ma che schifo, che schifo. Che schifo!

la mafia

BRAVI! TUTTI UNITI   e mafieggianti

PER SPEGNERE DEFINITIVAMENTE  GIOACCHINO BASILE

 VERGOGNATEVI, se ci riuscite!

 

Per ragioni di spazio su Megaride le risposte all'intervento del Guidotto, sono sul mio blog

http://agnesepozzi.splinder.com/post/21855216/REPLICA+ALLA+REPLICA+DI+GUIDOT
 

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lunedì, 09 novembre 2009

LA LETTERA MORTA DI GIOACCHINO BASILE

Preg.mo sig.
 Dott. Giancarlo Caselli
e.p.c.
Preg.mo sig.
Presidente della Repubblica Italiana
Giorgio Napolitano;
 
Preg.mo sig.
Dott. Sergio Lari
 c/o  Procura della Repubblica di Caltanissetta;
 
Preg.mo sig.
Proc. Aggiunto presso la Procura di Palermo
 Dott. Antonio Ingroia.
 
Tutti gl’indirizzi e-mail conosciuti dallo scrivente    
 
“Non troverai mai la verità
se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi”.
(Eraclito)
 
             Caro Giancarlo, nella remota speranza che tu sia veramente ciò che vuoi apparire nell’immaginario collettivo e non quello che i fatti indicano di te quando ti vestono con gli abiti poco onorevoli di quei gravissimi “errori” che dall’anno 1993 al 1997 determinarono la mia morte civile- mercoledì 2 luglio 2003-, affrontai un lungo viaggio per esporti personalmente la solidità del fondato, motivato e documentato sospetto dell’urgentissima strage di via D’Amelio che il 19 luglio 1992, salvò dalla catastrofe giudiziaria Fincantieri ed i suoi servi politici.
            Il movente di quella strage, il volto degli attori ed il triste teatro, che grazie a quella strage mandò in scena l’indegno copione omissivo che salvò dall’olocausto giudiziario le Partecipazioni Statali ed i suoi servi politici, sindacali e criminali, sono esattamente uguali a quelli che dal 1997-2000  realizzarono l’inganno alla giustizia durante la tua reggenza di Procuratore di Palermo.
            Le beffarde conclusioni di quel processo penale, N.9/98 R.G.C.A.-N.3/2000 ed i fatti che in quel tempo ti videro protagonista in ruolo non certamente edificante per la giustizia, si ricollegano ad altri che li precedettero dal 1993 al 1997 che non sono assolutamente conciliabili con l’onore di chi si dice patriota della Costituzione e Magistrato onesto e senza ombre.
            In quel tempo, sapevo già d’essere ostaggio degli indegni tradimenti Istituzionali, ma convivevo pacificamente con quello che ritenevo un inaccettabile dubbio, di cui tu in quegli anni 1993-2000, non potevi avere cognizione; quello scenario mi si rappresentò nel febbraio del 2002.
            Il 2 settembre 1993, a Filaga, - Palermo - insieme a Fausto Bertinotti, Beppe De Santis, il Prof. Campagna partecipai in qualità di relatore in uno dei consessi dello Stage organizzato dalla “Rete” di Leoluca Orlando. Dopo aver ascoltato la mia storia  e la natura dell’impero criminoso che andava pubblicamente in scena già da ben 11 anni contro un uomo solo, circa 168 indignati studenti universitari padovani – tutti i presenti che ospitava il consesso sul tema “legalità e diritti” - si rivolsero direttamente a te indignati per quanto accadeva sotto gli occhi di quella tua Procura.
            In quel momento storico, erano già circa 3 anni che Fincantieri mi pagava gli stipendi senza farmi entrare nello stabilimento navale - dove oltre che lavorare avrei dovuto svolgere il mio ruolo di rappresentante dei lavoratori - confidavo molto nella lettera-denuncia che gli indignati studenti ti avevano spedito a mezzo raccomandata e della quale m’inviarono copia conforme e le ricevute postali in originale.
            In quel tempo la Procura, da più di 6 anni, aveva già avuto notizie delle compromissione fra crimine, azienda e sindacalisti, a mezzo dell’Esposto del 10 maggio 1987 sottoscritto da 120 lavoratori e delle dichiarazioni dei “pentiti” che già dalla fine degli anni 80 dettavano gli organigrammi criminali dei mandamenti della città con specifico riferimento alla famiglia-clan dei Galatolo al porto ed in Fincantieri nella città di Palermo.
            I giornali avevano pubblicato le mappe del potere criminale di ogni singola borgata della città ma “la sordità” di quella Procura, dove i Magistrati onesti morivano per mano mafiosa ed i servi che li avevano isolati e poi traditi li celebravano, costrinse poi noi lavoratori di Fincantieri a formulare e sottoscrivere - l’ultima con 750 firme - denunce alle pubbliche istituzioni, nel tentativo di opporci a quell’imperio sociale, economico- criminale coperto dal vergognoso copione omissivo che vedeva protagonisti Questori, Prefetti e la suprema regia negazionista della Procura di Palermo.
            In quella battaglia di libertà, perduta per l’alto tradimento delle Istituzioni e dei loro servi criminali, politici e sindacali, fu anche chiuso il Giornale Aziendale che si opponeva alla mafia.
            I giornali nazionali, le tv di Stato e quelle private avevano dato nel tempo più volte notizia delle mie denunce e dello scenario che regnava indisturbato dentro lo stabilimento navale di Fincantieri dove gli stessi criminali - agli inizi dell’anno 1989 - erano stati pagati con false fatturazioni dai dirigenti Fincantieri, il 20 giugno del 1989 attuarono poi il fallito attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone e partecipato militarmente alle stragi per uccidere il Dalla Chiesa e Rocco Chinnici. Vedi Sentenza della Cassazione n. 40799 del 19 ottobre 2004.
            Il 2 novembre del 1989, nell’esercizio delle mie funzioni sindacali, chiamai gli operai allo sciopero contro l’arrogante presenza di “cosa nostra” dentro lo stabilimento navale. I lavoratori accorsero in massa ma alle ore 11 direttamente intimiditi, dai dirigenti Fincantieri, dalla accozzaglia sindacale e da Vincenzo Galatolo “vestito nell’occasione” con la tuta blu si arresero alla paura dei mille volti, che avrebbero potuto innescato le ritorsioni, nel lavoro e nelle loro famiglie.
            La stragrande maggioranza dei lavoratori di Fincantieri e delle ditte esterne che si erano uniti a noi, abitavano e vivevano da intere generazioni nella borgata marinara dominata dai Galatolo.
Due mesi dopo, il nucleo criminale dominante nella borgata marinara, fu in parte arrestato grazie all’operazione Big. John. In soccorso di Fincantieri, di “cosa nostra” e della strategia omissiva della Procura arrivò la tempestiva intervista pubblica del ben noto Carlo Vizzini al quale dopo pochi giorni risposi in modo diretto, a mezzo stampa.
            Era il 7 marzo del 1990 ed in risposta al professionista dell’inganno morale ed alla mia pubblica richiesta d’essere ascoltato dalla Procura, i servi del teatro mafioso cominciarono a tessere attorno a me quell’olocausto civile politico economico che avrebbe dovuto distruggere i sogni di un uomo che, al piangersi addosso e maledire continuamente la notte, preferiva donarsi alla speranza di accendere un lumino per squarciare il fitto buio, imposto anche dal protagonismo di quei quaraqquàqua, che agendo per obbligo di coscienza, sanno ingravidare il male, più dei consapevoli vili.
            Tornando a quella lettera – denuncia, delegasti ad ascoltarmi la PM Nicoletta Bolelli che dopo regolare convocazione, incontrai alle ore 17, del 16 dicembre del 1993.
            Quando vuoi, grazie ai miei appunti a futura memoria, sarò in grado rappresentarti tutto con i dovuti e precisi particolari; anche quelli che videro questa PM protagonista nell’infelice ruolo di chi con cento scuse e mille disagi si rifiutò di mettere a verbale quanto dicevo e supportavo con adeguata ed inoppugnabile documentazione.
            La Dottoressa Nicoletta Bolelli, trincerandosi dietro il fatto che di quelle cose dovevo parlare con te, “governò” le mie ragioni di uomo libero fino alle ore 15,40 del 13 luglio del 1995: quando ormai l’inganno istituzionalizzato contro le mie ragioni civili ed ideali, era stato servito e Lei qualche giorno dopo – lunedì 17 luglio – lasciava finalmente quella Procura, con il disagio di chi aveva avuto imposto un ruolo mortificante.
<< Signor Basile, >> mi disse testualmente quella volta la Dottoressa Nicoletta Bolelli, alla vigilia della sua fuga da Palermo << quello che possiamo fare è stilare un verbale in cui Lei chiede di essere ascoltato da Giancarlo Caselli ed un suo Sostituto…>>
Erano passati 2 anni dall’appello – denuncia degli studenti e 19 mesi dal mio primo incontro con la Dottoressa Nicoletta Bolelli e quella fu l’unica cosa concreta che ottenni dopo molte ore di colloqui con quella PM – nei vari incontri tesi a governarmi con l’illusione d’incontrarti – che nel congedarci per sempre mi disse: << signor Basile, ma Lei cosa pensa di ottenere!...>>
<< Dottoressa, >> gli risposi << so perfettamente che solo il buon Dio mi può salvare dall’inferno sulla terra che hanno predisposto per uccidere i miei sogni di libertà. Con il tradimento e l’inganno mi hanno tolto tutto, anche la speranza. Ma non riusciranno a togliere dignità alle mie ragioni di cittadino delle borgate palermitane, ed ai miei ideali di uomo libero da meschine convenienze….>
            Grazie alla “sordità ed alla cecità” della tua Procura mi fu rubato il lavoro e si fece di me un morto civile: per costruire quella sentenza d’Appello dei Giudici del lavoro ci fu bisogno anche dell’infedele patrocinio del “mio amico avvocato” e delle indegne omissioni di Prefetti e Questori.
            Ciò accadeva anche in presenza del fatto che: nell’autunno di quell’anno -1993 – “il pentito” Marco Favaloro quello che per circa un decennio – osservando i miei spostamenti e indagando i miei contatti - era stato uno dei miei diretti e infami carnefici aveva già consentito l’arresto di Salvino Madonia. Ed il 29 novembre, circa 2 settimane prima che fossi convocato dalla Dottoressa Nicoletta Bolelli, a Misilmeri – Pa – con rituale mafioso era stato ucciso Bartolo Fiore, un ex operaio che per ragioni di malattia era poi passato alle mansioni di guardiano Fincantieri: quell’omicidio funzionale alle strategie criminali e aziendali, come da copione mafioso, un attimo dopo fu coperto dal fango infamante degli sgherri aziendali, a cominciare proprio dal quel capo dei guardiani che aveva maggiori responsabilità nella tutela dei beni aziendali.
            In quei due anni, accadde proprio di tutto, anche l’inspiegabile rinuncia della Procura di Palermo a non avvalersi alla mia testimonianza nel Processo a Bruno Contrada: eppure - non ero un mercenario di verità-  avevo una trasparente storia che dettava le vergogne di quella Procura ed avevo dimostrato senza ombra di dubbio –con foto e logica spiegazione planimetrica – l’esistenza di quella “saletta riservata” nel ristorante “il Delfino” indicata dal “pentito” di turno.
            Quella volta diedi la mia piena disponibilità a testimoniare e le foto alla Procura per tre motivi: 1) perché m’indignai dell’arrogante negazione dell’esistenza di “quella saletta” da parte di Bruno Contrada e del proprietario del ristorante; 2) perché quel ristorante era conosciuto anche da moltissimi poliziotti, magistrati e sciacalli di professione “antimafiosi” che stavano in silenzio; 3) perché sentendo forte l’isolamento attorno a me, governato principalmente dai Leoluca Orlando, volevo approfittare dell’occasione per gridare forte che c’ero ancora.
            Pensavo a tutto questo quel 2 luglio 2003 mentre affrontavo quel lungo ed afoso viaggio in treno che da Trieste mi portava a Torino.
            Il giorno dopo, alle ore 11,30 di giovedì 3 luglio, al n. 130 di Corso Vittorio Emanuele II, mentre salivo le scale che mi portarono nel tuo ufficio di Procuratore Generale sito nella scala E, ero certo che la tua reggenza della Procura di Palermo era stata segnata “dalle difficoltà” di quel momento storico (1993-2000) ed avevano scontato “le debolezze legate al Processo Andreotti.”
            I vergognosi “errori” del 1993 che ti riguardano si riconfermarono con rozza  arroganza in difesa di Fincantieri e contro il mio patriottismo di cittadino leale alla Costituzione nel ( Processo N.9/98 R.G.C.A.-N.3/2000 Sent)
            Già nell’estate del 1982 la Procura palermitana, nell’occasione d’un duplice omicidio, avvenuto in via E. Di Blasi a Palermo, aveva utilizzato il “grossolano errore”  del bene informato Alberto Di Pisa per non disturbare quel grumo criminoso di Mafia e Appalti che aveva insediato il suo cuore marcio dentro lo stabilimento di Fincantieri e dentro il Porto di Palermo.
            Da ben 27 anni la mia storia spiega perché tutto si doveva muovere contro i nostri Eroi in quella Procura dominata dall’inganno e dalla calunnia contro la Verità e la Giustizia.
            Quando finalmente un Magistrato – Luigi Patronaggio- degno di tali funzioni e degno collega dei nostri Eroi arrivò alla Procura di Palermo ad esercitare quell’azione penale che diedi vita al procedimento penale a carico di Vito Galatolo, uno dei personaggi dell’omonima famigli mafiosa del quartiere che amministrava Cosa Nostra all’interno degli stabilimenti di Fincantieri a Palermo.
            Il procedimento de quo si concludeva con sentenza di condanna alla pena di anni 6 di reclusione dell’imputato Galatolo per il reato di minacce ed incendio consumato ai danni dell’esercizio commerciale di mia moglie, Messina Rosalia.
            La mia esclusione dalle parti civili credo sia stata una indegna omissione che dovrebbe fare scuola….e tu, “mio caro amico”, eri il capo in quella Procura che costrinse Luigi Patronaggio ad accettare un provvisorio posto di Pretore a Bagheria in attesa di adeguata sede alla sua alta professionalità.
            Fu così che la calunnia contro la Giustizia, la Verità e la speranza dei siciliani onesti fu rimandata in scena in quella Procura che in ogni caso e non casualmente aveva il tuo volto. 
“Non sono altro che falsi apostoli, che lavorano con inganno e si fingono apostoli di Cristo. Non c’è da meravigliarsene, visto che anche Satana finge di essere un angelo. Quindi non è strano che i suoi aiutanti fingano di essere apostoli che lavorano al servizio di Dio che salva. Ma la loro fine sarà ”degna delle loro opere”.
( 2 Corinzi 11,13-15 )
            Grazie alle indegne omissioni di quella tua Procura che aveva il volto di Vittorio Teresi e di altri attori che al momento devo definire invisibili, Fincantieri da indegna complice dei criminali venne anche risarcita in qualità di vittima dei fatti di reato successivamente accertati.
            Ancora oggi spero però che tu possa giustificare “i pesantissimi errori” che ti riguardano perché di certo non potevi sapere che i protagonisti di quel triste teatrino omissivo erano gli stessi attori che per recitare lo stesso copione dei tuoi giorni ebbero bisogno di un’infame strage che determinasse l’uscita di scena di un uomo di valore, di un Magistrato vero, di Paolo Borsellino.
            Fincantieri è il volto dello Stato che dominò nell’area portuale anche gli appalti, ben più importanti avviati dopo la mareggiata del 1973, riguardanti il riassetto e le importantissimi opere portuali che in quasi vent’anni di gestione “predatoria” inghiottirono migliaia di miliardi delle vecchie lire di fondi statali ed Europei (alla fine degli anni 90 avevano già stravolto totalmente tutta la costa che va dal porto, passa da Marina di Villa Igea e si ferma all’Arenella non disdegnando di affondare centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e speciali e amianto prodotti dall’azienda…. quest’ultimi sempre gestiti “da cosa nostra”, sempre sotto l’occhio “distratto” della Guardia Di Finanza, della Guardia Costiera, Dell’Ente Porto..).
            L’arrogante volto delle Partecipazioni Statali, in concorso con altri dentro il porto di Palermo, utilizzò le funzioni di garanzia di “cosa nostra” per tracimare letteralmente in funzione privatistica, le enormi risorse economiche, messe in campo dalla comunità Europea, dai governi nazionali e quelli regionali, nella produzione delle nuove costruzioni, nelle riparazioni e nelle trasformazioni, nelle ristrutturazione interna, nella costruzione dei Bacini in muratura.
A questo punto credo che legittimamente si posso gridare forte che Luigi Patronaggio fù molto, ma molto più fortunato di Paolo Borsellino.
            Mio caro – spero - amico,
            prova per un attimo a pensare alle dimensioni della catastrofe giudiziaria che si sarebbe innescata se i soliti infami non avessero predisposto immediatamente la strage per uccidere Paolo Borsellino, che in quel momento storico era praticamente l’uomo più credibile del Paese. Lui era l’uomo che poteva saldare la sua onesta e leale determinazione a tre importanti fattori: l’esser degno servitore della nostra Costituzione; la determinazione a voler vendicare civilmente la morte del suo unico vero amico Giovanni Falcone, di cui ben intuiva che il movente della morte s’annidava dentro il cuore marcio dei grandi appalti e della corruttela politica; la consapevolezza che, grazie a Gioacchino Basile di cui ben conosceva la storia, ora aveva  nelle mani “il grumo marcio” di quel sistema politico mafioso che in Sicilia dalla fine degli anni 70 e fino al 23 maggio 1992 aveva massacrato tutti gli uomini onesti delle Istituzioni.
            La mia storia conosciuta anche attraverso atti parlamentari era già pubblica su tv e giornali nazionali già da almeno 7 anni ed a proposito del grumo compromissorio che mi trovavo a combattere l’avvocato e parlamentare Alfredo Galasso su Micromega 1/91 scriveva:
«È stata criticata, in questi anni, anche a sinistra, la tendenza a privilegiare la via giudiziaria nella lotta antimafia e si è più volte, sempre a sinistra, sollecitata un’iniziativa di massa contro il sistema di potere mafioso. Eppure, in questa occasione, un operaio del cantiere navale, tradizionale roccaforte della classe lavoratrice a Palermo, è stato lasciato solo, è stato espulso dal sindacato cui era iscritto, proprio nel momento in cui provava a coinvolgere nella lotta antimafia non solo i giudici ma i suoi compagni di lavoro. La pigrizia, l’abitudine all’accomodamento, la caduta dei valori ideali, l’ottusità culturale, forse anche la paura, hanno impedito di cogliere il significato profondo di una denuncia e di una battaglia anche individuale.
           “Mio caro amico”, come puoi ben constatare fin da quel nostro primo incontro voluto da Luigi Patronaggio - autunno del 1996 - sapevo di quelle tue difficoltà che avevano fatto da cornice alla mia morte civile è che - malgrado le stragi - resero campo libero per altri 5 anni alle indegne compromissioni fra Fincantieri, sindacati confederali, politici antimafiosi e “cosa nostra”.
            Per questo quella volta ti regalai il bel romanzo di Maurizio Reggiani, “Il coraggio del pettirosso” edito da Feltrinelli: ti volli lanciare un importante messaggio, che forse non hai colto perché non hai mai letto quel libro dove il romanziere struttura la sua storia, sul sogno quasi impossibile d’un piccolo pettirosso che, seppur ferito ad una ala dagli artigli del falchetto – il re degli uccelli del bosco – a cui aveva osato chiedere la libertà di volare più in alto, continuò a volare in modo buffo sotto gli occhi divertiti degli altri uccelli, del falchetto e dei suoi sgherri….pian pianino e con tenacia, alla fine però riuscì a volare tanto in alto da cagare in testa al re degli uccelli del bosco ed ai suoi servi.   
            Mio caro – spero di vero cuore – amico, in Piazza XIII Vittime a Palermo, alla fine degli anni 80 è stata eretta la calunnia d’acciaio contro la verità: quel monumento in onore dei caduti contro la mafia è la beffa più infame che le Partecipazioni Statali potevano esercitare contro la verità e contro gli uomini delle Istituzioni leali, fino alle estreme conseguenze alla nostra Costituzione. Quella calunnia contro la verità fu montata in quel luogo dai compagni di merenda e dai servi dei Galatolo che subito dopo il completamento della beffa – “lavoro” – andarono a mangiare e bere in una trattoria di pesce al “Borgo Vecchio” per festeggiare il loro potere di assassini e calunniatori. La base, invisibile, di quella calunnia è un pentagono d’acciaio che ha l’anima centrale di circa 60 mm, scalando ai bordi fino a circa 30 mm: per loro disgrazia quella base l’ha composta Gioacchino Basile, che troverà pace solo quando gli onesti di questo nostro Paese abbatteranno quella beffa che ha il volto “delle Istituzioni democratiche” selezionate da quel consociativismo politico, che nei piani del compagno Enrico Berlinguer avrebbe dovuto avere ben altri risvolti morali, culturali, civili e democratici.
            Sono ormai passati ben 6 ani da quel nostro incontro a Torino ma da parte tua non ho visto o udito alcuna iniziativa che volgesse a favore della verità, di qualsiasi verità… anche quella che potrebbe vedermi nelle vesti di calunniatore delle Istituzioni.
            Come ben ricordi nei giorni a seguire per dettarti la mia stima anche in presenza dei fatti sopra citati e del costo pagato ai tuoi errori, nella speranza di vederti emergere da protagonista in difesa della nostra Costituzione, ti scrissi un paio di e-mail che sono rimaste senza alcun riscontro…
            Giancarlo, ancora oggi, malgrado tutto spero ancora che tu non sarai fra quelli che “faranno la fine del falchetto e dei suoi servi.............”.
            Quest’anno la ricorrenza del 19 luglio arriva di domenica e se vuoi può diventare un buon motivo di coraggiosa riflessione per recuperare il tuo valore umano e ideale, svalutato dagli errori.
 
 
 Gioacchino Basile
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sabato, 07 novembre 2009

LE MANI MOZZATE


Post n°1263 pubblicato il 07 Novembre 2009 da vocedimegaride
 
Non venite a raccontarmi fesserie. Alla rapina non ci credo e meno che mai credo ad un rapinatore o ladro che amputa le mani alla sua vittima in uno scatto di violenza. Ancora meno credo che il presunto ladro abbia portato con sé le mani amputate per poi derubarle con calma degli anelli. Non regge!

 
mani
Immaginavo la vittima come mia nonna o mia zia: una dolce e innocua vecchietta, mite, modesta, anche messa male, esteticamente trascurata, provata dalla vita; la immaginavo tranquilla a fare l’uncinetto, a leggere il giornale accanto al caminetto e a dirsi il rosario. Poi hanno trasmesso le immagini di una donna che nulla aveva a che fare con le nonnette che conosco ed ho conosciuto almeno dalle mie parti. Ho visto una donna cotonata, con rossetto e smalto e tanto di scollatura. Una donna matura piuttosto piacente e con il desiderio di piacere probabilmente anche in vecchiaia. Ci sono persone insomma, buon per loro, che non si arrendono al tempo e mantengono inalterata una sorta di civetteria, allenandosi sempre alla seduzione. Ora, lungi da me l’idea di infangare la memoria di questa poveretta di 84 anni a cui hanno mozzato le mani, ma credo che occorrerà leggermente scavare nel fango per avere speranza di trovare l’assassino. In questo gesto terribile e macabro leggo una rabbia inaudita insieme ad un profondo sentimento di vendetta. Una vendetta magari covata per anni, tanti anni. Le domande che mi sorgono son queste: la signora potrebbe aver sedotto un ragazzino negli anni passati? Potrebbe essersi giovata di "prestazioni" da parte di qualche ragazzo poco abbiente, costringendolo per denaro ad azioni non accettate da quest'ultimo? Già perché dietro un gesto violento c’è sempre un altro gesto violento. O meglio, viaggiando nel mostro che alberga in ogni essere umano ripenso a quel vecchio porco, amico di mio zio, che tentò di usarmi violenza quando avevo poco più di 6 anni. Evitai il peggio grazie alla mia intelligenza, grazie all’intuizione di un “peggio” che neppure capivo cos’era, grazie all’aiuto di Dio non so: con la scusa di andare a prendere un bambolotto mi chiusi a chiave in una stanza e barricai anche il balconcino che dava su un terrazzo cui si poteva accedere  da un altro ingresso. E attesi mia nonna tremando sotto le coperte e chiedendomi che cavolo voleva quello lì, perché mi aveva afferrato ed aveva tentato di abbassarsi i pantaloni. Lo capii quando ero più grandicella e covai covai e covai una rabbia inesprimibile che si concretizzò nel desiderio di ucciderlo. Probabilmente lo avrei ucciso tagliandogli non solo le mani ma anche l’uccello, se non lo avessi ritrovato, negli anni dell’adolescenza, disfatto e su una sedia a rotelle. La vita per fortuna mia e sua, mi aveva vendicata.  
Dunque chissà come mai, nell’ascoltare quella terribile notizia, mi venne in mente la mia esperienza, e riagganciai quel gesto rabbioso alla mia rabbia di allora. La vecchietta ha aperto a qualcuno che conosceva. Non c’è stato infatti scasso anche se tutto era sottosopra: scena del crimine immagino impregnata di rabbia, tanta rabbia, solo rabbia. Allora l’assassino, mi dispiace,  occorre cercarlo tra le conoscenze della signora, occorre cercare nelle foto, nelle telefonate, nelle lettere forse, nei trascorsi non esclusi anche famigliari. Ho questa sensazione e chiedo perdono alla famiglia se questa intuizione può offendere loro e la memoria della loro congiunta. Nessun ladro slavo o nordafricano, nessun tossico o delinquente italiano o straniero perpetrerebbe una simile atrocità se non avesse motivi ben più gravi di una rapina. Se non è rabbia è follia pura e allora altre persone sono in pericolo. Tertium non datur.
 
Agnesina Pozzi
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sabato, 03 ottobre 2009

ALTRO CHE PUTTANATE

ALTRO CHE PUTTANATE

Post n°1213 pubblicato il 02 Ottobre 2009 da vocedimegaride
 

di Agnesina Pozzi

SOLO PER FARSI UNA VAGA IDEA

di cosa sia la schifezza della schifezza della schifezza

Ecco alcune immagini, ma su Google ne potrete trovare altre e più cruente ed esplicite, riguardanti le protesi ortopediche che vengono inserite nel corpo umano QUANDO C'E' UNA REALE NECESSITA', se stabilita con onestà e correttezza professionale da chirurghi integerrimi, non sedotti da donnette o facili introiti e comparaggi con produttori e distributori. Ricordate le protesi valvolari cardiache difettose per le quali morirono molti pazienti ed altri furono costretti al re-intervento? Ebbene quel caso era meno grave di quest'ultimo scovato in Puglia e riguardante un ex assessore alla sanità (dimessosi per correttezza ma ricandidato con scorrettezza dai suoi compagni, anzi compari di partito, PARTITO DEMOCRATICO, per garantirgli, con l'elezione a parlamentare, la stessa schifosa immunità che fu offerta con la candidatura anche ad un ex assessore alla Sanità Lucana, poi ex Presidente della Regione Basilicata, indagato  e a rischio forse di galera anche lui. Se così fan tutti..che schifo specialmente per sedicenti compagni. Trita e ritrita tecnica dei verginelli moralizzanti e scandalizzati, indignati, inneggianti alla violazione dei diritti di informazione, che predicano bene e razzolano malissimo. Questa storiaccia terrificante che riguarda la sanità pugliese e il Partito Democratico è in relazione ALLE PROTESI CHIRURGICHE che, con congrue mazzette o congrue scopate venivano impiantate a pazienti ignari dei sottostanti intrallazzi. Il ricorso alle protesi in Puglia è spaventosamente più alto rispetto alla media nazionale, cari compagni di merende, compagni di scuola, compagni del cavolo, compagni di niente. E Di Pietro, capo dell'Italia dei Valori (forse immobiliari, suoi) continua a fare il procacciatore di fuoriusciti dalla sinistra storica, per dispetto l'uno e gli altri, con la coppola da mafioso e il sigaro. 

Di questa vergogna  delle protesi pugliesi sentiamo parlare POCHISSIMO o  NIENTE, mentre chi protesta per mancanza di libera informazione la ammazza tranquillamente, con la solita faccia di tolla, sbattendo alla gogna il Premier che, fino a prova contraria, ha tutto il diritto di scoparsi chi gli pare, mentre NESSUNO ha il diritto di attentare alla vita di povere persone che SI FIDANO DI CERTI MEDICI E DI CERTE STRUTTURE e pensano di essere garantiti nel pubblico e nel privato. Meglio gli sciamani della Nuova Guinea a questo  punto.

  

Protesi di anca, protesi di ginocchio, protesi su protesi e soldi su soldi a chi le mette, a chi le distribuisce, a chi le produce. Invece rischi, compresa la morte per complicanze intra od extraoperatorie a chi subisce, guai, dolore, sofferenza, altra sofferenza a chi crede di avere bisogno di essere curato con una protesi.  Ancora una volta Annozero ha sparato a zero.  Ci hanno offerto l'immagine della povera, dolce, mite, sprovveduta verginella umiliata che, guarda caso, per una cena in cui deve chiedere un favore (e magari dovrebbe pagare lei con qualcosa, sesso compreso) viene lautamente pagata. Chissà come mai una che deve chiedere un piacere si porta un registratore e se lo porta sempre, PER DIFENDERSI. Difendersi da chi, da cosa? Da Berlusconi? In questa storia molti conti non tornano PER NULLA.

La D'Addario ha parlato di un furto in casa "...cercavano qualcosa", ma se Berlusconi avesse minimamente sospettato che la verginella era lì per registrarlo, non credo l'avrebbe invitata a restare per la notte.  Berlusconi non sapeva di essere registrato e quindi non avrebbe potuto far cercare nulla nella casa della verginella. E' lecito avanzare dei legittimi dubbi dopo questa full immersion nella camera da letto del premier: può darsi che qualcuno abbia commissionato alla D'Addario la registrazione in cambio dell'agevolazione postuma delle sue pratiche presso  amici della stessa corrente politica. La D'Addario che sembra scema ma non lo è, ha registrato TUTTO, anche forse la commissione, per avere qualcosa con cui difendersi al momento di una eventuale incriminazione per ricatto: lei  così avrebbe forse dimostrato di essere a sua volta ricattata. Sia la D'Addario che Tarantini temevano per la loro vita...ma povero Berlusconi, vogliamo attribuire alla sua vendicatività  presunta queste fobie, o più logicamente, dovremmo supporre che il ricatto  possa essere stato fatto anche nei confronti di Tarantini? Ad esempio così: "vedi come fare per incastrare Silvio Berlusconi con una delle tue donnine e ti garantiamo fiumi di ordini di protesi", e Tarantini potrebbe anche aver  detto alla D'Addario: "vedi se riesci ad incastrare Berlusconi, così anche a te ti aranno il favore di mandarti avanti le pratiche per il tuo progetto. Se lo fai, ti pago",

altrimenti come mai Tarantini in diretta, si sarebbe scusato col premier per aver tradito la sua amicizia e la stima nei suoi confronti? Per avergli portato  qualche puttana spacciandola da amica? O piuttosto avergli teso una trappola per fare i suoi interessi in Puglia, visto che la Puglia è a sinistra e non a destra? Perchè invece di chiedere le dimissioni di Berlusconi, i cari compagni del cavolo non fanno subito dimettere i  loro parlamentari indagati e a rischio di galera?

Quando arriverà il momento di fare OPERAZIONI DI VERITA' cari compagni o volete che i vostri scagnozzi corrotti massacrino povera gente per farsi anche loro le barche e gli appartamenti lussuosi che avete già voi? Mi state facendo letteralmente schifo.  Perciò forza Silvio, continua a scoparti chi vuoi  se ti riesce,  perchè siamo in Italia e nessuno dei tuoi elettori si scandalizzerà o chiederà le dimissioni. Opera bene nel tuo campo che l'opposizioncella continuerà ad operare con i suoi assessori, i suoi parlamentari indagati, i suoi chirurghi, i suoi dirigenti sparsi ancora in qualche residua regione. Ancora per poco. Dittatura sia, molto meglio che avere questi cialtroni forcaioli, fasulli difensori del popolo (che continuano a sfruttare e a giocarsi a poker sulle loro barchette o nei loro megapalazzi che hanno pagato 4 soldi) alla faccia della classe operaia, che spero, non andrà in paradiso ma, prima o poi, su tutte le furie...

 
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lunedì, 25 maggio 2009

FUORI CHI LEGGE - con i Tre Allegri Ragazzi Morti

fuorichilegge
Cos'è

Sabato 13 giugno 2009, presso il Parco Europa di Sesto Calende, il Sistema Bibliotecario dei Laghi promuove la prima edizione di "Fuori chi legge!", un evento no stop completamente gratuito che, dal pomeriggio a notte fonda, celebrerà il mondo del libro e della cultura giovanile.
Tantissime le attività in programma: dagli incontri con gli autori alle performance musicali, dai laboratori creativi agli spettacoli dal vivo.


Programma

Dalle 15 alle 17 Fuori i laboratori

Hip hop don't stop!
Improvvisazione teatrale
Fimo chi legge, pasta da modellare
Agire poesia
L’abc del fumetto
Gioco di narrazione

Sarà inoltre attivo “Dentro chi scrive!” performance di writers

Alle 17 Tavola rotonda con gli autori

Giorgio Fontana (Novalis, Marsilio)
Randa Ghazy (Oggi forse non ammazzo nessuno, Fabbri)
Marco Missiroli (Bianco, Guanda)
Pietro Dell’Acqua (Zeropuntozero, Galaad Edizioni)
Mario Favini (Centro Commerciale, Cicorivolta Edizioni)
Marco Negri (Il giorno del gabbiano, Tracce Edizioni)
Lara Treppiede del Comitato organizzativo Premio Chiara Giovani

Coordina: Andrea Tarabbia

Dalle 19 alle 20

Spettacolo di teatro di improvvisazione con l’Associazione Plateali di Varese e premiazione del concorso “Fuori chi scrive! Racconti in 160 caratteri”

Dalle 20 alle 22

Esibizione degli allievi del corso di musica rap della Scuola di Formazione Musicale di Barasso

Concerto di giovani band: Uniposka (Sesto Calende), Deskarados (Laveno Mombello), The Mourning (Luino)

Dalle 22 alle 24

Tre Allegri Ragazzi Morti

Il trio èguidato da Davide Toffolo, popolare disegnatore di fumetti (Coconino Press). Le canzoni della band, cha ha al suo attivo numerosi album, fanno parte della colonna sonora di Come Dio comanda, il film di Gabriele Salvatores

Dalle 24 alle 3

Incontro-spettacolo di fumetto con Davide Toffolo e Corrado Roi, uno dei primi e più originali interpreti di Dylan Dog

Lancio di barchette luminose nel Ticino, un happening coordinato da IVAN, l’artista milanese che ha dato vita al movimento letterario della poesia di strada in Italia

Libere letture sull’erba e proiezione di cortometraggi
 
Tutto il giorno

STAND DEL SISTEMA BIBLIOTECARIO DEI LAGHI con possibilità di iscrizione e consultazione libri
REDAZIONE DI FUORICHILEGGE TV: interviste, immagini, articoli in tempo reale su grande schermo
MOSTRA MERCATO a cura della Libreria Librami di Arona
LAST MINUTE MARKET con distribuzione gratuita e book-crossing di circa 1.000 libri raccolti attraverso il progetto
STAND GASTRONOMICO con cucina veloce, a cura dell’associazione giovanile Il Sesto raggio e grande risottata preparata dall’Associazione Pensionati
DISCOBUS, un camper colorato che offre opuscoli divulgativi e proposte di animazione per sensibilizzare sui rischi connessi all’uso e abuso di alcool e sostanze stupefacenti
STAND INFORMAGIOVANI e del SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO


Le coordinate


Dove
Presso il Parco Europa di Sesto Calende, un parco naturale di 9 ettari con un ampio parcheggio, affacciato sul lago Maggiore e sul fiume Ticino.

Il capannone-hangar restaurato sarà il luogo deputato agli incontri con gli autori e alle attività di prestito e vendita dei libri. Nel parco sono presenti testimonianze del passato come un poderoso bunker, anch’esso toccato da alcune azioni della giornata.

In caso di maltempo la manifestazione si svolgerà presso la Sala Marna, in p.zza Cesare da Sesto a Sesto Calende.

Come
Con il servizio-navetta del Fuori chi legge Bus tutti potranno raggiungere il Parco Europa, anche dai Comuni più lontani.

Quanto
L’ingresso e la partecipazione alle attività sono gratuiti.


Info e contatti
Biblioteca di Sesto Calende - tel. 0331.928160
www.fuorichilegge.comwww.sblaghi.it


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categoria: tre allegri ragazzi morti, ivan, fontana, missiroli, mario favini, tarabbia, randa ghazy, corrado roi
lunedì, 09 marzo 2009


Duke Montana - Seppia - Narcos Noyz  ft. truceklan
Hip-Hop/Death-rap  Roma

Ideato da maikoX | commenti (1)(popup) | commenti (1)
categoria: musica, musica italiana, hip hop, video musicali, musica alternativa
venerdì, 06 marzo 2009

c
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categoria:

Cynegi Network